Il termine «inondazione» è di tendenza perché negli ultimi giorni si sono sovrapposti due grandi eventi: il maltempo che ha colpito l'Italia e le gravi esondazioni nel Nord-Est dell'Argentina. In Italia la Protezione Civile ha emesso un'allerta gialla per sabato 24 ottobre 2026 in otto regioni, segnalando rischio idraulico, temporali e idrogeologico. All'estero le inondazioni argentine fanno notizia a livello internazionale per il numero di sfollati e per il legame con il fenomeno climatico El Niño. La domanda di fondo è semplice: cosa è successo, dove e con quali conseguenze.
L'allerta gialla è il primo livello di allarme del sistema italiano di protezione civile e indica condizioni meteo potenzialmente pericolose ma non estreme. Viene emessa dal Dipartimento della Protezione Civile sulla base del bollettino di criticità, che valuta tre rischi distinti: idraulico, cioè esondazioni di fiumi e corsi d'acqua; idrogeologico, cioè frane e smottamenti; e temporali intensi. Il colore sale poi ad arancione e rosso quando la previsione peggiora. Un'allerta gialla non significa che il disastro sia certo, ma che la popolazione deve prestare attenzione alle indicazioni locali.
Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, l'allerta gialla del 24 ottobre 2026 riguarda Calabria, Abruzzo, Basilicata, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria. Il bollettino di criticità del 23 ottobre, aggiornato alle 15:30, indicava inoltre allerta gialla per rischio temporali su parte del Lazio, nei Bacini Costieri Nord, e su diversi settori della Toscana. Sul versante tirrenico calabrese sono previste tutte e tre le criticità, insieme alla Sicilia nord-orientale e alle isole Eolie. Sono attesi venti forti nord-occidentali sulla Sardegna, in estensione a Sicilia, Calabria e settori tirrenici del centro-sud.
Il 20 ottobre 2026 l'Isola d'Elba è stata colpita da un'alluvione sul versante occidentale, con accumuli di pioggia fino a 206 millimetri. I danni maggiori si sono registrati a Pomonte, Chiessi, Patresi e Sant'Andrea, dove i fossi sono esondati. A Sant'Andrea è stata demolita una porzione del Sentiero dei Profumi, che costituiva l'unico accesso a diverse abitazioni. I comuni orientali di Rio e Cavo hanno registrato 180 millimetri in sei ore, replicando eventi simili già visti nel 2025 e nel settembre 2026.
Secondo le cronache locali, i danni all'Isola d'Elba sono stimati in decine di milioni di euro, una cifra che resta una stima e non un dato definitivo. Il ripetersi di alluvioni sull'isola in pochi anni ha portato alcuni osservatori a parlare di un «calvario infinito», legato secondo il Corriere Fiorentino a anni di cementificazione e all'assenza di un piano adeguato. Il tema non è solo meteorologico: riguarda la gestione del territorio e la capacità di prevenire nuovi episodi. Le amministrazioni locali si trovano ora a dover ricostruire accessi e infrastrutture.
Il 21 e 22 ottobre 2026 Latina è stata interessata da allagamenti con oltre un metro d'acqua in alcune zone. È stata resa inagibile la discoteca «24 mila baci», insieme a un centro medico, una palestra e diverse attività commerciali. I soccorritori, tra Protezione Civile e Vigili del Fuoco, hanno lavorato per più di 24 ore. L'episodio mostra come anche le aree urbane pianeggianti possano subire allagamenti rapidi quando le reti di drenaggio non riescono a smaltire piogge intense.
L'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, nota come ANBI, ha diffuso dati su accumuli di pioggia eccezionali. Si segnalano quasi 300 millimetri in 24 ore a Savona e oltre 260 millimetri in Friuli-Venezia Giulia, a malga Valine. Nel Lazio si registrano oltre 220 millimetri a Castro dei Volsci e 164 millimetri a Latina, mentre in Sardegna si raggiungono 221 millimetri a Siniscola e 154 a Baunei. Sono valori molto alti, concentrati in poche ore.
L'ANBI avverte che queste piogge «leniscono, ma non risolvono» la siccità prolungata che interessa diverse aree del Paese. Il motivo è che gran parte dell'acqua cade in modo violento e concentrato, scorrendo via invece di infiltrarsi nelle falde. Inoltre l'associazione ricorda che circa 8 milioni di persone in Italia vivono in zone a elevato rischio idrogeologico. Questo dato collega il maltempo di ottobre a un problema strutturale: la fragilità del territorio italiano.
Il rischio idrogeologico in Italia dipende da una combinazione di fattori: la conformazione montuosa e collinare, l'urbanizzazione in aree soggette a frane e alluvioni, e la riduzione della manutenzione di fiumi e versanti. Quando piove molto in poco tempo, i terreni saturi non assorbono più e l'acqua cerca il percorso più rapido verso valle. Questo spiega perché eventi anche brevi possono provocare esondazioni e smottamenti. La prevenzione richiede interventi distribuiti nel tempo, non solo l'emergenza.
Fuori dall'Italia, il trend è alimentato dalle inondazioni nel Nord-Est dell'Argentina, legate al fenomeno El Niño. Si contano oltre 2.000 sfollati e 2 morti: due braccianti agricoli annegati nel fine settimana precedente mentre spostavano il bestiame. Le province colpite includono Misiones, Corrientes, Chaco, Santa Fe, oltre a settori di Entre Ríos e Formosa. Nella sola provincia del Chaco tra 1.200 e 1.300 persone hanno lasciato le abitazioni, mentre a Corrientes circa 1.000, secondo la Protezione civile argentina.
El Niño è un fenomeno climatico periodico che consiste nel riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale. Le sue conseguenze si fanno sentire a grande distanza, modificando i regimi di pioggia in Sud America e in altre regioni del mondo. Nel caso argentino, le precipitazioni abbondanti nei bacini superiori di Brasile e Paraguay hanno alimentato la piena dei fiumi. Secondo le fonti, questo potrebbe essere uno degli episodi di El Niño più intensi degli ultimi decenni.
A Paso de la Patria, in Argentina, la rottura di un argine ha allagato diversi quartieri. Un argine è una struttura artificiale di terra o cemento che contiene il corso d'acqua e protegge le aree abitate. Quando cede, l'acqua entra rapidamente nelle zone urbane, lasciando poco tempo per evacuare. L'episodio mostra quanto la sicurezza delle comunità rivierasche dipenda dalla manutenzione delle opere idrauliche. Le autorità locali hanno dovuto gestire l'emergenza con mezzi limitati.
L'Instituto Nacional del Agua, l'ente argentino che monitora i corsi d'acqua, nel reporte del 23 ottobre 2026 indica che il río Paraná ha superato i livelli di evacuazione a Puerto Iguazú, Corrientes capital e Barranqueras, nel Chaco. A Corrientes-Barranqueras si registrano marce in acque alte con superamento dei livelli di allerta ed evacuazione. A Goya è superato il livello di allerta, con maggiore probabilità di superare quello di evacuazione dal 23 ottobre. Il fiume dovrebbe restare oscillante in acque alte per 4-5 giorni, con possibile nuovo rialzo tra 4 e 14 giorni.
Secondo il report dell'INA, la causa della piena è ricondotta alle abbondanti precipitazioni nei bacini superiori di Brasile e Paraguay. Per i sette giorni successivi sono previste piogge moderate-abbandonanti sull'est della Cuenca del Plata, cioè il bacino del Río de la Plata, e abbondanti sul río Iguazú medio e inferiore. Questo significa che la situazione potrebbe non migliorare rapidamente e che il livello del Paraná potrebbe tornare a salire. Le autorità mantengono l'allerta sul litorale.
La Cuenca del Plata è il grande bacino idrografico che raccoglie le acque di fiumi come Paraná, Paraguay, Uruguay e Iguazú, estendendosi su Brasile, Paraguay, Bolivia, Argentina e Uruguay. È una delle aree fluviali più importanti del Sud America e la sua salute idrologica influenza direttamente la vita di milioni di persone. Quando piove molto nei bacini superiori, l'acqua si accumula e scende verso valle con effetto ritardato: per questo la piena del Paraná può arrivare giorni dopo le piogge. Comprendere questo meccanismo aiuta a leggere le previsioni dell'INA.
In Italia il problema immediato è il maltempo autunnale, con piogge intense e concentrate che provocano alluvioni lampo e frane su territori densamente abitati. In Argentina, invece, la piena è legata a un fenomeno climatico su larga scala, El Niño, che gonfia i fiumi per giorni o settimane. In entrambi i casi le conseguenze sono simili: sfollati, danni alle abitazioni e interruzioni di strade. Cambiano però le cause e i tempi di reazione, e quindi anche le strategie di prevenzione.
Un'alluvione lampo, in inglese flash flood, si verifica quando una grande quantità di pioggia cade in poche ore su un'area limitata e l'acqua non riesce a defluire. Una piena fluviale, invece, è l'aumento progressivo del livello di un fiume, che può durare giorni e interessare territori molto estesi. L'Elba e Latina rientrano nel primo caso, con accumuli rapidi e danni localizzati. Il Paraná rientra nel secondo, con livelli che salgono lentamente e restano alti per giorni. Distinguere i due fenomeni è utile per capire perché le risposte di emergenza sono diverse.
Quando è in vigore un'allerta gialla, la raccomandazione generale è evitare gli spostamenti non necessari e non avvicinarsi a corsi d'acqua, sottopassi e zone depresse. È utile seguire i canali ufficiali della Protezione Civile e delle autorità locali, perché le indicazioni possono cambiare rapidamente. In caso di allagamento, non attraversare mai strade coperte dall'acqua: bastano pochi centimetri per perdere il controllo del veicolo. Chi vive in aree a rischio dovrebbe conoscere in anticipo i percorsi di evacuazione e i punti di raccolta.
Il collegamento tra singoli eventi alluvionali e cambiamento climatico va trattato con cautela: la scienza attribuisce al riscaldamento globale una maggiore frequenza e intensità di alcuni eventi estremi, ma non ogni alluvione è direttamente attribuibile. Nel caso argentino le fonti citano esplicitamente El Niño come fattore scatenante. In Italia il quadro è più complesso e combina variabilità meteorologica, consumo di suolo e gestione del territorio. È più corretto parlare di aumento della vulnerabilità che di causa unica.
Le informazioni su Italia e Argentina provengono da fonti citate nei bollettini e nelle cronache: protezionecivile.gov.it per le allerte, meteoweb.eu per i report ANBI e le notizie argentine, corrierelivornese.it e corrierefiorentino.corriere.it per l'Elba, ilmessaggero.it per Latina. Per l'Argentina si aggiungono argentinainforma.com.ar e il reporte dell'INA su alerta.ina.gob.ar. Chi vuole approfondire dovrebbe controllare direttamente questi canali, perché i dati su sfollati e danni vengono aggiornati più volte al giorno. Le stime economiche restano indicative finché non arrivano valutazioni ufficiali.